Nazi-nonna è colei che ha edotto me e le mie cugine sui fondamenti di grammatica e sintassi dell'italiano, del latino e delle lingue scandinave fin da quando abbiamo memoria, ha insegnato il greco a mia cugina che poi fatto il classico e a leggere e scrivere il francese e il tedesco a me, dato che mi aveva sottomano tutti i giorni, e già che le davo corda tanto valeva darci dentro a più non posso; il solco in realtà aveva già tentato di batterlo suo marito, iniziando a parlarmi in russo quando avevo un anno, tant'è che le uniche parole che ricordo benissimo sono "nonno" e "italiano" perché detta come va detta fu un tentativo catastrofico con me come con le altre nipoti.
Insomma che in casa mia ognuno parlasse un po' la sua lingua era dato per assoldato, ma c'erano due nonni che si erano rassegnati all'italiano come lingua di comunicazione parentale: il nonno dopo aver visto la mia faccia quando i suoi parenti materni pretendevano che mi trasferissi un'estate a imparare la loro lingua alla veneranda età di cinque anni, la nonna, credevo perché le bastassero tutte le altre. E invece no. La nonna, che è nata e cresciuta in una città non troppo grande e non troppo piccola del centro Italia, ha deciso che devo imparare il suo dialetto, e da due giorni, solo in dialetto mi parla.
"Guarda che è una lingua come le altre!"
Appunto, nonna.
La sensazione iniziale è di sentirsi stranieri in casa propria, ma almeno per adesso se non capisco ricorre alla traduzione in italiano, prossimamente comincerà a lanciare il mattarello.
lunedì 4 giugno 2012
domenica 3 giugno 2012
dovrei fare la tesina e invece penso a ruota libera
È tutta colpa di Facebook.
Gente che non vedi da anni si prende un po' troppe libertà, e magari se le prende anche chi dal vivo un po' è snob un po' non c'ha tempo di starti a sentire. L'ultima volta che ho visto la mia amica Frida era per il suo compleanno, un sabato di dicembre. Lei si chiama Frida perché ai suoi piaceva Frida Kahlo, e alle medie del suo nome se ne vergognava, un po' perché era bassa, un po' perché era l'unica ad avere le tette, un po' perché alle medie noi donne siamo tutte delle scassaballe. Insomma, siamo state in classe insieme quattro anni, tra alti e bassi, e in terza media abbiamo deciso di andare in classe insieme anche alle superiori, io ho scritto il suo nome sul foglio delle preferenze e lei il mio e così tac, ci siamo ritrovate in prima D, poi in seconda G, poi io ho traslocato e cambiato scuola.
Di tutta la seconda G ho rivisto solo una volta una mia compagna, tale Chiara, che mi raccontò di come stava per mettersi con quell'adorabile bravo ragazzo di buona famiglia che le piaceva tanto e che mi aveva baciata due sere prima dopo una settimana di corteggiamenti piuttosto palesi e insistenti. Tra di loro non è andata a buon porto, io intanto ho continuato a sentirmi con Frida e a vederla ogni tanto, e ad avere notizie sulla vita scolastica e non della mia ex classe. Ho così saputo di una che si era messa con un ventisettenne di Parma che vedeva di nascosto dai suoi che non lo approvavano, di due molto amiche che avevano preso l'abitudine di andare con gli stessi ragazzi, magari insieme, di quella che si era lasciata col suo ragazzo per poi perdere la verginità il giorno dopo con il di lui migliore amico e per giunta in macchina, e di un'altra famosa in tutta la scuola per fare pompini praticamente anche ai rami non troncati alla radice.
A dicembre scorso passavo per caso in città proprio all'ora in cui usciva da scuola, così mi sono fermata di fianco a un giardinetto in cui un inverno che sembra dieci vite fa io e Delfino ci fermavamo a mangiare il gelato, scavalcando le recinzioni perché il comune non aveva ancora dato il via libera ad aprirlo. Chissà perché, ci chiedevamo, e la primavera successiva scoprimmo che né il comune né il quartiere volevano pagare qualcuno che tagliasse l'erba e allora il giardino non venne mai aperto, e sotto le panchine su cui Delfino mi aveva tenuto sulle ginocchia sono andati a vivere dei barboni. Stavo lì a fissare le sterpaglie alte quasi quanto me e da in fondo alla strada ho visto arrivare Frida e qualche altra mia compagna, ciao, ciao, volevo farti gli auguri, che carina grazie stai bene vero, sì tu, benissimo ora però dobbiamo andare, fate pure, ci sentiamo eh, contaci, ciao a tutte. In fondo, se era passata una vita da quando io e Delfino prendevamo il gelato lì, ne erano passate due da quando io e Frida ci sentivamo, tre da quando vedevo quelle facce sempre brufolose e ghignanti delle ragazze della seconda H.
Io non lo sopporto quando con le persone finisce che li cerchi due, tre, quattro volte, e loro hanno lo stesso entusiasmo di quando il prof chiama fuori per il tutoraggio. Quando mi rendo conto che ogni risposta è un tentativo forzato di apparirti ancora amico io in quel momento mi giro e vado via, e mi fa una rabbia che prenderei a botte pensare che a loro invece va bene fingere ma che se poi non mi faccio più sentire va bene uguale. Poi quando ci si reincontra tutti a raccontarsi il fidanzato più fedele, la facoltà più tosta, lo studio più disperato, le serate più da sballo, dicendosi alle spalle o ma quello quanto si crede, pensa che lo invidiamo, lo sfigato. Io stavo bene anche senza questa grossa farsa della cena di quinta superiore, tutti insieme come se fossimo amici, e sostanzialmente mentre mi chiederanno che faccio di bello e se ho Twitter io mi ricorderò un po' com'erano quando non possedevano nemmeno scarpe col tacco e non potevano prendere in giro nessuno.
Riguardo le foto delle mie ex compagne di classe, bello vedere di come sono diventate quasi tutte o troie o cesse; nei casi migliori, sono diventate troie cesse.
Torno a fare la tesina.
Gente che non vedi da anni si prende un po' troppe libertà, e magari se le prende anche chi dal vivo un po' è snob un po' non c'ha tempo di starti a sentire. L'ultima volta che ho visto la mia amica Frida era per il suo compleanno, un sabato di dicembre. Lei si chiama Frida perché ai suoi piaceva Frida Kahlo, e alle medie del suo nome se ne vergognava, un po' perché era bassa, un po' perché era l'unica ad avere le tette, un po' perché alle medie noi donne siamo tutte delle scassaballe. Insomma, siamo state in classe insieme quattro anni, tra alti e bassi, e in terza media abbiamo deciso di andare in classe insieme anche alle superiori, io ho scritto il suo nome sul foglio delle preferenze e lei il mio e così tac, ci siamo ritrovate in prima D, poi in seconda G, poi io ho traslocato e cambiato scuola.
Di tutta la seconda G ho rivisto solo una volta una mia compagna, tale Chiara, che mi raccontò di come stava per mettersi con quell'adorabile bravo ragazzo di buona famiglia che le piaceva tanto e che mi aveva baciata due sere prima dopo una settimana di corteggiamenti piuttosto palesi e insistenti. Tra di loro non è andata a buon porto, io intanto ho continuato a sentirmi con Frida e a vederla ogni tanto, e ad avere notizie sulla vita scolastica e non della mia ex classe. Ho così saputo di una che si era messa con un ventisettenne di Parma che vedeva di nascosto dai suoi che non lo approvavano, di due molto amiche che avevano preso l'abitudine di andare con gli stessi ragazzi, magari insieme, di quella che si era lasciata col suo ragazzo per poi perdere la verginità il giorno dopo con il di lui migliore amico e per giunta in macchina, e di un'altra famosa in tutta la scuola per fare pompini praticamente anche ai rami non troncati alla radice.
A dicembre scorso passavo per caso in città proprio all'ora in cui usciva da scuola, così mi sono fermata di fianco a un giardinetto in cui un inverno che sembra dieci vite fa io e Delfino ci fermavamo a mangiare il gelato, scavalcando le recinzioni perché il comune non aveva ancora dato il via libera ad aprirlo. Chissà perché, ci chiedevamo, e la primavera successiva scoprimmo che né il comune né il quartiere volevano pagare qualcuno che tagliasse l'erba e allora il giardino non venne mai aperto, e sotto le panchine su cui Delfino mi aveva tenuto sulle ginocchia sono andati a vivere dei barboni. Stavo lì a fissare le sterpaglie alte quasi quanto me e da in fondo alla strada ho visto arrivare Frida e qualche altra mia compagna, ciao, ciao, volevo farti gli auguri, che carina grazie stai bene vero, sì tu, benissimo ora però dobbiamo andare, fate pure, ci sentiamo eh, contaci, ciao a tutte. In fondo, se era passata una vita da quando io e Delfino prendevamo il gelato lì, ne erano passate due da quando io e Frida ci sentivamo, tre da quando vedevo quelle facce sempre brufolose e ghignanti delle ragazze della seconda H.
Io non lo sopporto quando con le persone finisce che li cerchi due, tre, quattro volte, e loro hanno lo stesso entusiasmo di quando il prof chiama fuori per il tutoraggio. Quando mi rendo conto che ogni risposta è un tentativo forzato di apparirti ancora amico io in quel momento mi giro e vado via, e mi fa una rabbia che prenderei a botte pensare che a loro invece va bene fingere ma che se poi non mi faccio più sentire va bene uguale. Poi quando ci si reincontra tutti a raccontarsi il fidanzato più fedele, la facoltà più tosta, lo studio più disperato, le serate più da sballo, dicendosi alle spalle o ma quello quanto si crede, pensa che lo invidiamo, lo sfigato. Io stavo bene anche senza questa grossa farsa della cena di quinta superiore, tutti insieme come se fossimo amici, e sostanzialmente mentre mi chiederanno che faccio di bello e se ho Twitter io mi ricorderò un po' com'erano quando non possedevano nemmeno scarpe col tacco e non potevano prendere in giro nessuno.
Riguardo le foto delle mie ex compagne di classe, bello vedere di come sono diventate quasi tutte o troie o cesse; nei casi migliori, sono diventate troie cesse.
Torno a fare la tesina.
giovedì 31 maggio 2012
Say goodbye to May
Le parole chiave più usate per arrivare su questo blog nel mese di maggio:
amore nella vita (sono così spudoratamente felice?)
diciassettenne (oh yes)
ecografia maschio (ho parlato di gravidanza solo in un post dell'anno scorso su mio nipote, boh)
ecografia terzo mese maschio (vedi sopra)
diciassettenne blog (you're welcome)
accalappianani senso (colgo l'occasione per presentare la canzone che dà il nome alla mia compagna di classe, è questa qui: per chi se lo chiede, le canzoni di Vacca hanno come unico senso la bamba.)
diciasettenne all'estero (coming soon, stay tuned)
diciasettenne un po puttanella a scuola (yo)
diciassettenne porca (olè)
dipinto espressionista (un po' generico, non trovi?)
le tette enormi della mia ex (oh ma con la mia ci sono andati proprio tutti, quindi?)
come capire dall'ecografia se è maschio o femmina (guardando se ha il birillo?)
energia nucleare immagini da disegnare (eh?)
troppo troia (t'à rasòn!)
ciglia spettinate (apriamo un forum di auto aiuto)
come ogni bimbo di questo mondo (cosa?)
di due innamorati da disegnare (tènèri)
ecografia 16 settimane (ancora)
ecografia 3 mesi maschio (per variare il tema)
è troia belen? (boh, per me è simpatica)
Tazza, carina quest'idea, ora provo a identificarmi in un blog di informazione ginecologica.
amore nella vita (sono così spudoratamente felice?)
diciassettenne (oh yes)
ecografia maschio (ho parlato di gravidanza solo in un post dell'anno scorso su mio nipote, boh)
ecografia terzo mese maschio (vedi sopra)
diciassettenne blog (you're welcome)
accalappianani senso (colgo l'occasione per presentare la canzone che dà il nome alla mia compagna di classe, è questa qui: per chi se lo chiede, le canzoni di Vacca hanno come unico senso la bamba.)
diciasettenne all'estero (coming soon, stay tuned)
diciasettenne un po puttanella a scuola (yo)
diciassettenne porca (olè)
dipinto espressionista (un po' generico, non trovi?)
le tette enormi della mia ex (oh ma con la mia ci sono andati proprio tutti, quindi?)
come capire dall'ecografia se è maschio o femmina (guardando se ha il birillo?)
energia nucleare immagini da disegnare (eh?)
troppo troia (t'à rasòn!)
ciglia spettinate (apriamo un forum di auto aiuto)
come ogni bimbo di questo mondo (cosa?)
di due innamorati da disegnare (tènèri)
ecografia 16 settimane (ancora)
ecografia 3 mesi maschio (per variare il tema)
è troia belen? (boh, per me è simpatica)
Tazza, carina quest'idea, ora provo a identificarmi in un blog di informazione ginecologica.
domenica 27 maggio 2012
regionale numero 6226 di trenitalia
Nei dieci minuti prima della partenza salgono spagnoli, magrebini, rumeni, russi, tutti che chiedono che treno è, due americani, un russo, un esercito di adolescenti in braghini corti che corrono urlando, una cicciona che fa rimbalzare un'enorme palla gialla, due mormoni, ma che treno è, una quindicenne in leggings che saluta il suo ragazzo "cià amore" "cià", smak, "ci sentiamo dopo è" "si si cià", smak, "cià", un gruppo che se ne va da casa di un amico il quale rimane a salutare per minuti un inquietante tizio pelato il giacchino di pelle sfiancato che ci manca solo lo chiami tesoro, poi pian piano scendono, prima i mormoni, poi la quindicenne in leggings, mentre siamo fermi si avvicina un russo "questo è il treno che va in giù?" "no" che comincia a prendere a calci il treno bestemmiando, salgono uno con la coda di capelli lunghi e una coi rasta che hanno appena rubato due bici ad una fiera, fumano, lui canta "ah, la droga, la droga, che buona la droga", lei beve una birra, salgono due rumene che iniziano a fare lapdance col palo per reggersi in piedi, attaccano bottone con due stronzetti quindicenni di nazionalità indefinita che iniziano a importunare una ragazza di colore che viene a sedermisi di fianco, fra tutti è l'unica che pare si lavi regolarmente, io ho un attacco d'asma per il fumo, la tipa coi rasta mi liquida con un "anch'io ho l'asma", il suo amico smette di fumare e attacca a pulire la sua bici con quel che resta della birra, i due stronzetti lo prendono in giro, "che cazzo avete da ridere" "che c'è, non possiamo ridere?" "sì, ma poi finisce a catenate in faccia" "dai vediamo" "ah sì?", non so per quale miracolo la droga ha mantenuto l'uomo col codino sulle sue, i due stronzetti borbottano stronzate da tacere col napalm, la ragazza di colore non sembra turbata dalle loro avances, le rumene lapdancer se ne vanno, il treno arriva al capolinea, è quasi il tramonto, la prossima volta comunque credo che andremo in macchina.
martedì 22 maggio 2012
Click #8
Un innamorato, come un ubriacone, ogni mattina si ripromette di lasciarla.
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